Roma caput mundi – Aprile 2010 –

Stanno rifacendo il look alla fermata della metro Termini, snodo delle linee A (Anagnina/Battistini) e B (Rebibbia/Laurentina), in attesa della C e di altre fermate, mentre dal sottosuolo continua a riemergere la lunga storia di Roma. La metropolitana di Roma fu iniziata durante il periodo fascista allo scopo di unire la stazione Termini con la zona EUR dove avrebbe dovuto tenersi l’esposizione universale del 1942, che non ebbe luogo poiché l’Italia entrò in guerra. Le gallerie già scavate servirono da rifugi antiaerei. Oggi non si può dire che sia sporca, non ci sono le cartacce a terra e il linoleum è pulito e così le carrozze (quelle della linea B hanno almeno un paio di decenni), ma sa tutto di vecchio e di stantio. Manca il colore e pure l’aria. Scendiamo a Repubblica, siamo sul colle del Viminale; sulla piazza fanno bella mostra il teatro dell’Opera e le terme di Diocleziano. Il bed & breakfast si chiama Notti a Roma e occupa il primo piano di un palazzo sito in Via Firenze 25. E’ carino e accogliente, la posizione è strategica e il prezzo della quadrupla è più che ragionevole. Percorrendo la via Nazionale si arriva al colle del Quirinale, nelle cui rinnovate scuderie ha luogo la mostra dedicata a Caravaggio. Sono in esposizione 25 opere. Il Quirinale è la sede ufficiale del Presidente della Repubblica. Da qui a due passi si scende al foro di Traiano. Ci sono i resti del mercato e la superba colonna Traiana che celebra la conquista della Dacia (attuale Romania) sotto l’impero di Traiano. Il suo titolo completo era: Imperator Caesar Divi Nervae Filius Marcus Ulpius Nerva Traianus Optimus Augustus Fortissimus Princeps Germanicus Dacicus Parthicus Maximus. Sotto il suo comando l’impero raggiunse la sua massima estensione territoriale. Siamo in zona fori imperiali, Vittoriano (monumento a Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia – arde il fuoco accanto alla salma dello sconosciuto più celebre d’Italia: il milite ignoto), Piazza Venezia, colle del Campidoglio, il più piccolo dei sette colli, sede del comune di Roma. Ospita la statua equestre di Marco Aurelio, imperatore, sulla piazza ovale e i musei capitolini. Secondo una comune credenza se il cavallo è rampante, ovvero ha entrambe le zampe anteriori sollevate, il cavaliere morì in battaglia; se il cavallo ha una zampa anteriore alzata, il cavaliere fu ferito in battaglia o morì in seguito alle ferite riportate; se il cavallo è ben piantato a terra su tutte e quattro le zampe, il cavaliere morì per cause non inerenti a un combattimento. In fondo alla via che taglia i fori (è come una ferita) sorge il Colosseo, sul colle Celio, e a lato c’è il colle Palatino su cui sopravvivono i resti dei palazzi (da qui il nome del colle) imperiali. Dietro c’è la vallata del Circo Massimo e a sinistra l’imponente complesso delle terme di Caracalla e a destra si scende alla bocca della verità e al teatro di Marcello. Girando attorno a questo teatro si entra nel ghetto ebraico, ma la sinagoga si visita solo a pagamento. Al di là della strada un ponte conduce sull’isola Tiberina su cui si trovano l’ospedale Fatebenefratelli e una basilica. Oltre c’è il quartiere di Trastevere. Da vedere la chiesa di Santa Maria in Trastevere. Se invece si sale sopra le terme di Caracalla si scala l’Aventino e si può godere di un panorama sorprendente dal buco della serratura di un palazzo che appartiene al sovrano militare ordine di Malta. Si scende e ci si ritrova alla bocca della verità. Dal teatro di Marcello, sempre dritto, si arriva a Campo de’ Fiori, la bella piazza dei fiori, della verdura e del pane del forno omonimo. Giusto un po’ prima della piazza in Largo dei Librari chi lo desidera gusta lo stecco di baccalà fritto. In Campo de’ Fiori invece oggi si tira tardi e nell’anno 1600 ci arsero Giordano Bruno, scrittore, filosofo e frate domenicano che viaggiò per tutta Europa e in Italia. Costretto a rinnegare le sue teorie, egli rifiutò e fu spedito al rogo. Oggi la sua statua campeggia al centro di una delle piazze più belle di Roma. A piazza Navona si trovano tre fontane, splendide, anche se la più celebre è quella dei quattro fiumi: Gange, Nilo, Danubio e Rio della Plata. La piazza in origine era uno stadio usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica. Non è assolutamente vero che piazza Navona veniva usata per le battaglie navali: si tratta di una leggenda metropolitana generata dal fatto che la piazza veniva allagata solitamente nel mese di agosto per lenire il caldo; anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l’acqua usciva in modo da allagare la piazza. La piazza di Trevi è un salotto esclusivo, incanta lo spettatore, ne delizia gli occhi e lo scuote con l’incessante scrosciare dell’acqua della fontana. Piazza del Popolo è uno slargo ai piedi del Pincio e a un capo di via del Corso. In via del Corso abitò lo scrittore tedesco Goethe durante il suo soggiorno romano. Dal Pincio si accede a villa Borghese, polmone verde insostituibile, in cui svaniscono tutti i rumori e l’aria ritorna respirabile. La primavera è un esplosione di colori e la gente si gode la tranquillità di questi luoghi. Villa Borghese ospita al suo interno il Bioparco, la galleria Borghese, un laghetto romantico e un curioso orologio ad acqua. Un altro parco visitato da noi è villa Torlonia. A metà di via del Corso si risale via dei Condotti, la via più chic di Roma, e si raggiunge la scalinata di Trinita de’ Monti in piazza di Spagna. Lo stesso luogo è vicino alla terrazza del Pincio. In piazza di Spagna, ospite di un amico, morì di tubercolosi a soli 25 anni il poeta inglese John Keats. Volevo vedere le tombe di Keats e Shelley al cimitero protestante, ma l’ho trovato chiuso. Di Shelley si conservano solo le ceneri senza il cuore, che è sepolto in Inghilterra. Morì in mare, l’imbarcazione sulla quale viaggiava affondò al largo della costa toscana. Non lontano dalla basilica di San Giovanni in Laterano e della santa Croce in Gerusalemme inizia il colle Esquilino, il più alto e il più esteso di Roma. Il Testaccio è l’ottavo colle, è una vecchia discarica. San Giovanni in Laterano è la cattedrale della diocesi di Roma e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa. Il suo nome completo è: Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo. San Pietro in Vaticano sorse per volere dell’imperatore Costantino. San Pietro fu sepolto in questo luogo ove un tempo sorgeva il circo di Nerone e sotto il suo impero egli trovò il martirio crocefisso a testa in giù. Del circo di Nerone, che si trovava a lato dell’attuale basilica, resta l’obelisco che fu poi sistemato al centro della grande piazza. Anticamente era un luogo di vaticini, di predizioni, da qui il nome Vaticano. La basilica come la vediamo noi oggi fu abbellita nei secoli. Vi lavorarono i migliori artisti e la chiamavano la fabbrica di San Pietro, per quante persone vi lavoravano. Il Passetto è chiuso, ma Castel Sant’Angelo è vicino. Altre chiese. San Luigi dei Francesi contiene tre dipinti del Caravaggio che raccontano la  conversione di San Matteo. A Santa Maria sopra Minerva le volte delle navate svelano un magnifico cielo azzurro trapuntato di stelle; vi riposa il Beato Angelico, famoso pittore del XV secolo. A Sant’Ignazio di Loyola riposa San Luigi Gonzaga, che fu gesuita e divenne protettore dei giovani con papa Pio XI nel 1926; la piazza omonima è fatta a palcoscenico e mostra le quinte: un amore. Il Pantheon (tempio di tutti gli dei) è una chiesa ma è soprattutto un capolavoro dell’ingegneria di epoca romana; sorge sul punto più basso di Roma. La cupola fu realizzata con una sola gettata. L’oculo aperto alleggerisce la struttura e quando piove la corrente d’aria ascensionale porta alla frantumazione delle gocce d’acqua, così all’interno sembra che non piova e per evitare pozze d’acqua sono stati fatti dei fori sia centrali che laterali sul pavimento per farla defluire, sparire. Vi sono le tombe di Vittorio Emanuele II, di Umberto I e della regina Margherita e del pittore urbinate Raffaello. Dalla piramide Cestia, porta San Paolo, parte il treno per Ostia antica, un vero tuffo nel passato remoto, quando il porto di Roma era attivo, fiorente e Ostia era grande per estensione e ricchezza. Sul decumano maggiore sono visibili le tracce lasciate dal continuo passare dei carri. Una taverna conserva ancora oggetti e decori. Le insule hanno ancora un piano superiore. La navigazione sul Tevere, per evitare scontri, era trafficatissimo, avveniva per traino non a remi. Buoi e asini trascinavano le imbarcazioni fino in città e fino al porto; via terra loro, via mare le merci. Al Gianicolo a mezzogiorno non si può perdere la salva di cannone che saluta la città. Il monumento equestre ad Anita Garibaldi contiene i suoi resti mortali. Curiosità: intorno a Campo De’ Fiori le vie hanno i nomi degli antichi mestieri. I carciofi alla romana non li abbiamo mangiati. I gatti sono amati dalla popolazione, ma di fronte all’Ara Pacis prospera una colonia di ratti non disgustosi. Le Madonne con figlio o senza e le conseguenti luci votive sono ad ogni angolo. Di obelischi è piena la città. Targhe in marmo alle pareti dei palazzi ricordano le pene salate inflitte a chi non rispettava la legge che vietava di scaricare la mondezza fuori delle finestre; risalgono al XVIII secolo. A palazzo Chigi ha sede la presidenza del Consiglio e a palazzo Madama il Senato. E’ in questi pressi che incontriamo Dario Ballantini truccato da Roberto Maroni. A Montecitorio c’è la Camera dei Deputati. A Porta Pia il XX settembre 1870 entrarono i bersaglieri e Roma divenne italiana. Ciao. Ciao.

 

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