ROSSO

TERRE DI SIENA

LA VAL D’ORCIA

Viaggiare è come sognare:la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.

Edgar Allan Poe

 

Domenica 3 Ottobre 2010

Siamo solo noi, direbbe Vasco. Sempre noi, aggiungo io, che di rime m’intendo poco, ma grazie all’amore che nutro per esse mi scatta la voglia di trascrivere le emozioni che raccolgo andando in giro col naso all’insù.

Beati i viaggiatori! Anita,Emilio, Simona e Vito. E Dino, il nostro cane. Come c’è venuta la voglia di visitare la val d’Orcia? Da un’immagine, quella della piazza d’acqua di Bagno Vignoni. Davvero esiste un posto così magico? Proseguendo la lettura dell’articolo appresi che esistono delle pozze d’acqua calda dentro il bosco, borghi medievali intatti e che è la patria dei rossi tra i più celebri al mondo. Vino, olio, pane, formaggio, affettato misto, zuppa, filari di cipressi, vigneti rossi, gialli e verdi e ulivi orgogliosi, sono macchie di colore sotto il sole che filtra tra mutevoli nuvole, così riflettono la luce e trasmettono l’idea di trovarsi dentro un quadro d’autore.

Da Rimini prendiamo la E45 direzione Sansepolcro, la culla di Simona, l’unica autoctona della spedizione. Alle 10.23 siamo in zona Verghereto e Vito è preda della crisi delle 10 e qualcosa: ha bisogno di caffè. Il caffè si accompagna bene alla brioche; quando si è in vacanza la fame è il motivetto di sottofondo. Il mio ginseng in tazza grande è in tazza grande ma il livello è piuttosto basso. Che me l’ha chiesta a fare la tazza grande?

Prima di scaricare le valigie, sulla strada incontriamo Pienza, dove è in corso un piccolo mercatino. Il paese è fatto con i colori di questa valle: rosso, ocra, grigio. Le pietre parlano e raccontano di terre calde, di montagne che fumano dal sottosuolo, di storia, di bosco, di gelosia verso tradizioni e origini. Respiriamo il tempo e notiamo che siamo circondati da gente che ha superato l’oceano per ammirare estasiata, come noi, le viuzze caratteristiche, che a togliergli i cartelli stradali sembra di essere in un quadro dei Macchiaioli (bella la mostra di Montepulciano!) e con un po’ di fantasia ci facciamo sfiorare da fantasmi ancora più remoti.

Le vie che portano alla passeggiata lungo le mura si chiamano ‘dell’Amore’, ‘della Fortuna’, ‘del Bacio’, ‘delle Serve Smarrite’. La piazza in cui ci fermiamo per il pranzo si chiama ‘di Spagna’ e c’è un pozzo, non la monumentale fontana del Bernini, ma l’atmosfera è impagabile. Farsi un calice di rosso scaldati dal lucente sole di Ottobre è un’esperienza che riempie il cuore. E fa feliceEmilioche nella sua vita precedente è stato una lucertola. Ci servono zuppa di fagioli e pecorino alla piastra con rigatino (sorta di lardo).Emiliovuole acquistare un braccialetto di cuoio fatto a mano. Sono carini e il negozio riapre alle tre, quindi torniamo e gli copiamo l’idea. Ce ne compriamo uno a testa e ce lo rinfaccerà per l’intera vacanza. L’aroma del cuoio è gradevole. L’uomo viene dalla provincia di Mantova e sua moglie è figlia di pastori sardi che arrivarono in zona negli anni settanta. Sono due belle persone. Diffondono musica classica.

L’agriturismo che ci ospita è proprio sopra Bagno Vignoni. Si chiama ‘Le Querciole’ e gode di una buona posizione. Il nostro appartamento consta di due stanze con letti matrimoniali, due bagni e una cucina spaziosa, centrale. La signora ci prega di lasciare la porta principale aperta. La mattina lei sgattaiola come un folletto e deposita la colazione sul tavolo: affettati misti, pecorino, confettura di fichi, filone di pane, biscotti, ciambella, crostata e latte fresco.

A Bagno Vignoni andiamo a bere il tramonto. La piazza d’acqua è magnifica, dal vero è magnifica. Una scultura di puro marmo bianco, l’autore è giapponese, galleggia sulla superficie e poco distante l’acqua gorgoglia. E’ una fonte termale, ma il bagno è proibito. Le terme sono il pezzo forte di questo paesino che ha più terme che strade, gli zampilli sono ovunque. E’ una bomboniera, questa piazza vale il viaggio in val d’Orcia.

Parentesi: ci sono gli insetti in campagna, alle nostre zanzariere si stampano le cimici, è tempo di moscerini. Peggio in estate coi tafani.

Visitiamo una libreria che mi strega, ovvio, ma cattura l’attenzione di Simona eEmilio. Ha una saletta dove c’è una scaffalatura alta e larga che propone classici come fiori e una poltrona e la possibilità di leggere sorseggiando del tè. Aleggia il tango; io avrei fatto girare musica medievale, celtica, non il tango.

La bottega dell’erborista spande i suoi aromi per tutta la piazza.

Una capatina veloce a San Quirico d’Orcia prima di rientrare, giusto il tempo per comprare la cena, anche se la prima idea è quella di trovare la pizza e lo schermo con la partita tra l’Inter e la Juventus. Poiché siamo tre interisti e una juventina, che non sono io, e gli sfottò guastano sempre una serata tranquilla, per fortuna troviamo un alimentari, mezza boutique, e compriamo cibo per starcene a casa. A casa si prende LA7 e la telecronaca fa, scusate, cagare, quindi giochiamo a scala quaranta e perde la Simo. Ma la Simo ce la farà pagare e nelle serate successive ci straccerà, in particolar modo aEmilioe a me va peggio.

Ci addormentiamo su letti comodi.

Fuori, tanto tempo fa, i pellegrini percorrevano la via Francigena che portava a Roma. Era assai lunga e perigliosa, partiva da Canterbury, in Gran Bretagna, e terminava nella città eterna. E non era la sola che segnava solchi, lasciava cippi lungo i suoi fianchi, c’erano le vie consolari che dall’antica Roma non hanno mai smesso di farci viaggiare.

Lunedì 4 Ottobre 2010

Le previsioni assicurano che pioverà. Tanto. A partire dal pomeriggio e allora ci dirigiamo a Bagni San Filippo, amena località attorno all’Amiata, dove il bosco cela un segreto fumante e non è un drago, bensì pozze d’acqua alcalino-sulfurea in cui è possibile immergersi finché si resiste. E’ una meraviglia e pare di essere protagonisti di una fiaba.

Poi il dramma. Emilio, che non fa il bagno, esegue un giro di perlustrazione e si ferma all’inizio del percorso a prendere il sole e di tanto in tanto fornisce informazioni ai visitatori appena arrivati. Noi invece prendiamo un sentiero segnalato che, ci garantiscono, ha uno sbocco in paese. Assistiamo a opere d’arte di calcare di un bianco abbacinante e proseguiamo. Il sentiero si infittisce, appare il filo spinato e andiamo oltre. Il sentiero diventa impraticabile e punge. Strisciamo oltre il filo spinato e io ho già una crisi d’ansia, mentre Simona e Vito se la ridono, beati loro. C’è pure il cane che non dice bau. Purtroppo non si arriva da nessuna parte e siamo, per fortuna, costretti a tornare indietro. Il torrente e un fitto roveto ci impediscono di continuare. La Simo mette tutti e due i piedi dentro il fango bianco che pareva roccia. Se fosse capitato a me, già che avevo un demone per capello, avrei urlato.

All’ora di pranzo siamo a Abbadia San Salvatore. L’abbazia è romanico gotica e ha una cripta fantastica che risale all’epoca longobarda. L’unica navata propone un’ampia scalinata sulla cui sommità sorge l’altare. Dovrebbe essere il don della chiesa colui che siede a suonare l’organo con l’intensità di una rockstar.

I piccoli felini sono gli animali che vediamo più spesso e sono abituati ai turisti. Sfrontati e coccoloni si lasciano fotografare come dive d’altri tempi. Dino impazzisce ogni volta e questo suo livore gli è infausto. Nel pomeriggio per inseguirne uno cadrà da un muretto e lusserà una zampetta. Compreremo antidolorifici e al ritorno la veterinaria eseguirà una visita e una lastra. Niente di rotto ma il recupero si prevede lungo e incerto. Piove e ci rifugiamo in un ristorante in cui prendiamo chi zuppa di funghi, chi ribollita. Piove e per ingannare il tempo facciamo una lista di tre cose da portare su un’isola deserta su cui non possiamo portare gente, né animali, dove fa caldo e crescono frutti. Simona: accendino, orologio meccanico e occhiali da vista. Vito: balestra, canna da pesca e occhiali da vista.Emilio: accendino, rete e occhiali da vista. Io: accendino, computer a celle solari e occhiali da vista. Siamo delle talpe.

La valle che visitiamo è ufficialmente sotto l’alto patronato dell’Unesco dal 2004.

A Castiglioni d’Orcia giro del borgo e riflessioni. Paesaggio e arte si fondono e conservano il loro spirito nella pietra e negli scorci, nelle pennellate di colore, in tutto ciò che è stato modellato e restaurato con amore.

Pomeriggio, fase calante, di nuovo a San Quirico per una passeggiata completa. La Collegiata merita una visita. L’antico Spedale della Scala risale al XIII secolo e ci appare in un cortile assieme a due scale, una che sale verso un’abitazione e l’altra che si perde nel tempo. A lato c’è un pozzo e in un ambiente così è facile immaginare un concitato susseguirsi di malati e di beghine bianche al lavoro impegnate a fornire conforti e cure. Le antenate di Simona.

E’ buio e le chiese sono ancora aperte, d’altronde questa era una via dedicata ai pellegrini. La chiesa in cui entriamo è un gioiello dell’arte romanica. Il buio e la tenue luce proveniente dal basso ben presentano il piccolo e raccolto edificio sacro.

Ci imbattiamo in un birrificio. La ragazza che ci accoglie ci illustra come avviene la preparazione di una delle bevande più amate al mondo, se non la preferita. Ne producono due tipi: chiara e rossa doppio malto. Squisite.

Alla Coop facciamo spesa per la cena, mangiamo troppo e giochiamo a carte. Il bagno diEmilioe Simona ha la vasca eEmiliovi riscopre il piacere di concedersi un prolungato relax tra le bolle e la schiuma.

Ah, le previsioni del tempo hanno sbagliato! Ovunque andiamo il sole ci segue.

Martedì 5 Ottobre 2010

Va ricordato che di fronte a un soggetto, un panorama, un’espressione di qualsiasi natura da fotografare, i nostri professionisti dell’impressione digitale danno il meglio, sono davvero bravi!, e confrontandosi, da maschi, si misurano e si sfottono.

Montalcino, mitica patria del Brunello, domina un’ampia vallata attorno alla quale vortica la perturbazione e scappa via. Nella farmacia che si specchia sul dirupo e che ospita all’interno mobili del settecento, ci informano che qua d’inverno fa freddo perché spira la tramontana. Un altro ci racconta che erano poveri carbonai; lontana dalle grandi arterie, la Cassia e l’Aurelia, Montalcino s’è preservata pressoché intatta. Poi i borghi della valle si sono reinventati. Il vino è pregiato e conosciuto in tutto il mondo. I prodotti delle terre di Siena e dell’intera regione vengono spediti in tutto il mondo e il mondo viene a fargli visita. Chi non troverà incantevole trascorrere del tempo da queste parti?

Simona segue l’intuito e finiamo all’agriturismo, o podere, La Fonte, dentro il giardino delle delizie. Lui è elbano, lei è di Reggio e ci appaiono come due castellani. Lui vive per il suo giardino, dove ha dedicato uno spazio a colture tropicali e dove medita. Lei pare proprio la contessa della novella che ha scritto. I piatti che ci portano non li scegliamo noi e non ce ne pentiamo: antipasto bio; pasta corta all’uovo fatta a mano condita con pomodoro fresco, formaggio fuso e menta; involto di carne e uova; ciliegie sotto spirito. All’Elba avevano un ristorante che si chiamava La Feluca, il cappello napoleonico, poi lasciarono l’isola quando iniziò a vendere l’anima al guadagno e il paese in cui si trasferirono quando le cose cominciarono a cambiare.

Durante il pasto fuori si rovescia una diga d’acqua e al termine il diluvio è già cessato. Nel mentre che iniziamo a mangiare arriva una guida, una signora, che conosce i proprietari, è una sommelier e accompagna una manciata di turisti di Cincinnati, Ohio, e canadesi. Guida lei perciò si sentono liberi di bere e di alzare il volume della conversazione. Ci interessiamo alle sue spiegazioni. I due del podere, quando finisce la stagione turistica e si appropinqua l’inverno, intorno a novembre all’inizio della raccolta delle olive, sgombrano i tavoli e danno avvio alla preparazione dell’olio. Possiedono una macina con le ruote di pietra e l’unica differenza con l’antico procedimento è che oggi si usa l’elettricità e non i cavalli. Dalla prima macinatura alla spremitura a freddo alla decantazione. Fico! E gli scarti li usano come combustibile per riscaldare l’acqua che serve alle docce delle stanze. Offrono anche ospitalità. La guida ci dice che esistono diversi metodi di raccolta in Italia. Al nord, nella zona delle Cinque Terre, il terreno impervio impedisce una raccolta manuale, quindi sotto ogni albero sistemano delle reti e attendono la caduta naturale. Al centro, in Toscana, si esegue a mano o con il rastrello e al sud, in Puglia, scuotono gli alberi. E gli americani ridono.

Dopo mangiato visitiamo l’abbazia di sant’Antimo e qui godiamo della cartolina più bella dell’intera vacanza. E’ appena piovuto e un’ombra oscura il paese che domina la piana con la chiesa che pare ricoperta di finissima polvere aurea. La quiete dopo la tempesta, magico! Il sole è caduto a chiazze tra i filari dell’uva e i tipici cipressi puntellano la costa della collina. Piombo rasserenato dal chiarore, un’onda luminosa che trascolora e ci catapulta in un dipinto o in una foto, come se ciò che vediamo non possa essere vero per quanto è vero.

L’abbazia pare che fu fondata nientepopodimenoche da Carlo Magno. Un tempo fiera e potente, perdette nei secoli importanza fino a sparire nell’intrico della vegetazione che riprese possesso della zona. Un po’ come accadde alla rocca della Bella Addormentata nel Bosco. Finalmente la riscoprirono e le ridiedero vita e oggi è bellissima. I frati norbertiani da un centinaio si sono ridotti a otto, ma ne vediamo passare uno soltanto. Canti gregoriani sussurrano in sottofondo.

A Rocca d’Orcia mi lascio ancora una volta sedurre dal digradare di una collina di uliveti ordinati e gonfi e di campi striati di un verde sorprendente per essere ai primi di Ottobre, tant’è che poco fa ho visto le rondini per cui potrebbe essere primavera. L’aria è mite e mi viene da pensare a quei fortunati viaggiatori che scesero in Italia cento, duecento anni fa e oltre a ritroso. Nel girovagare, fermi a meditare, ad assaporare le ore, non gli sarà mai venuto il mal di pancia? Il mal di testa? Bruciore agli occhi? La febbre? Mica fu tutto rose e fiori, però furono rose senza spine, quelle che incontrarono le dimenticarono presto.

Il borgo medievale è un soffio di vita ancestrale, basta togliere qualche elemento qua e là.

Tramonto seduti all’esterno dell’hotel Le Terme a Bagno Vignoni, spalle al muro caldo, sguardo rivolto alla piazza d’acqua e tra le dita lo stelo di un calice di Brunello, superbo invecchiato che vale la frase ‘da non morire mai’. Il cielo è un acquerello celeste e le nuvole sono affrescate col rosa del belletto, è il fondale di un dipinto del XVIII secolo.

Quattro calici di Brunello, quattro cazzate al telefono con Sara, sorella maggiore dei fratelli fotografi. E stuzzichini. Siede accanto a noi un uomo proveniente dall’Asia minore o dal nord Africa. Ha un cappello di cuoio sul tavolino, il codino e il cellulare aperto su una conversazione che sembra non finire mai. Dall’altra parte siedono due trentenni, amici, uno di loro fuma il sigaro. Uno stormo parte dal tetto sopra di noi e vola sulla piazza, poi scompare. L’uomo misterioso se ne va e arrivano due donne. Una legge all’altra il significato di alcuni nomi e concordano con quanto c’è scritto, finché uno non le soddisfa e allora la lettrice dice che il libro ‘fa cagare’ e lo sbatte in borsa.

Mercoledì 6 Ottobre 2010

Ultima tappa sulla via del ritorno: Montepulciano, sede del nobile, un rosso celeberrimo.

Alle porte del paese c’è il Tempio di san Biagio, opera sublime dell’architetto Sangallo, nome illustre, una garanzia per l’epoca e avanti. Si sale al paese. Percorriamo via Ricci e giungiamo in piazza Grande dove hanno girato alcune sequenze di New Moon, secondo capitolo della fortunata saga di Twilight. Stephanie Meyer, i miei complimenti. La piazza è così perfettamente conservata che se i Macchiaioli, a cui è dedicata una mostra che visito, tornassero, la troverebbero appena cambiata. Bé, sai, ci sono i ciclisti al sole, i tavolini del bar fuori e la gente ha le scarpe sportive ai piedi, passa qualche veicolo autorizzato, le donne indossano i pantaloni… Per il resto serve l’immaginazione.

Le cantine del Redi sono segnalate dalla guida verde del Touring, i sotterranei in cui sono conservate le botti sono impedibili. All’uscita ci attende la degustazione.

Emilio si ferma dal ramaio, antico mestiere che prima di scomparire fa ottimi affari con gli Stati Uniti. All’osteria mangiamo gnocchi alla zucca e Simona la zuppa di farro ai funghi; pecorino al forno con pere; purè di cavolfiore al tartufo bianco; ricotta, presentata come un gelato in coppa, con confettura di susine. Che dire?

Nuvole liete e cielo sereno ci fanno scordare che è arrivato l’autunno. Il grigiore e l’orizzonte sfocato non li abbiamo incontrati e ne siamo contenti.

Alla prossima!

Anita G.

 

 

 

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